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Nota di invio e presentazione della Proposta di Legge n. 550 e del Disegno di Legge n. 660 riguardanti la Professione di Assistente Sociale

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Comunicato stampa del 01 agosto 2013

Gli Assistenti Sociali operano da oltre mezzo secolo nella realtà sociale italiana ed esercitano, seguendo gli articoli 3 e 38 della Costituzione, una professione che nasce per la tutela delle persone, delle famiglie e delle comunità in situazioni di disagio, di marginalità o di grave rischio sociale.

La complessità degli interventi, lo sviluppo di nuove modalità di lavoro, il mutato panorama normativo pone la professione di fronte a nuove sfide alle quali è chiamata a rispondere con competenza e responsabilità professionale. Si possono leggere in quest’ottica le  due proposte di legge, recentemente presentate in Parlamento, atte a disegnare una nuova struttura della professione di Assistente Sociale. Si tratta della Proposta di Legge n. 550 presentata alla Camera dei Deputati a firma, tra gli altri, delle Onorevoli Antezza, Biondelli e Amoddio e del Disegno di Legge n. 660 presentato al Senato a firma delle Senatrici Mattesini Maturani e altri.

I due testi, praticamente identici, sono stati condivisi da tutta la comunità professionale, dagli Ordini regionali, dalle associazioni e dal sindacato di categoria e tendono alla piena valorizzazione dell'Assistente Sociale.

“L’area sociale vedrà così confermata l'esigenza di competenza e qualità del professionista di riferimento – dichiara Edda Samory, presidente del Consiglio nazionale dell’Ordine - cui spetta il compito di valutare e sostenere la salute sociale del cittadino, equivalente del medico, figura centrale dell’area sanitaria.”
“In pratica, un riconoscimento – continua Samory - di quanto già oggi viene svolto dagli Assistenti sociali negli ambiti socio sanitari ma che guarda soprattutto al futuro della professione, individuando nella funzione progettuale un’effettiva integrazione tra i servizi sociali e i servizi sanitari.”

È evidente come per gli assistenti sociali si configuri in primo luogo l’esigenza di acquisire un’alta formazione professionalizzante specifica, esigenza che, parallelamente, è stata tenuta in grande considerazione delle recenti normative e che comporta l’adeguamento dell’accesso alla professione a seguito del conseguimento di una laurea magistrale in un percorso a ciclo unico che unisca le lauree specifiche di cui alle classi L39 e LM87, per accedere all’esame di Stato e un piano formativo comprensivo dell’adeguamento qualitativo e quantitativo del tirocinio professionalizzante.

Le proposte di legge disegnano anche gli aspetti disciplinari, le competenze, le procedure, le sanzioni e il sistema di garanzie, nonché alcune fondamentali specifiche quali l’obbligo della formazione permanente, dell’assicurazione civile obbligatoria e  del segreto professionale, in riferimento alle norme definite dal DPR 137/2012.