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Giornata contro la violenza alle donne, Gazzi «una nuova forma di schiavitł»

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Comunicato stampa del 24 novembre 2017
«se non si approva subito la Legge sugli orfani speciali sarą come uccidere due volte quelle madri che sono morte difendendo i propri figli»

Roma, 24 novembre 2017. “L’impegno contro la violenza alle donne è innanzitutto un impegno per il diritto all’uguaglianza e alla libertà. E’ forse la più grave violazione dei più elementari diritti umani. E’ un comportamento ignobile e infame. Trova fertile terreno ad ogni latitudine del mondo senza conoscere confini né differenze culturali, sociali o economiche. E’ figlia della cultura della sopraffazione, della prevaricazione, della intimidazione. E’ una forma nuova, subdola, dolorosa, spesso tragica, di schiavitù. Nel nostro Paese – niente affatto immune da questa piaga nonostante le parole, i proclami e le buone intenzioni - le donne continuano ad essere minacciate, oggetto di soprusi, vittime di tragedie che troppo spesso si consumano nel silenzio delle mura domestiche che assai frequentemente trattengono, per paura, quei segnali di aiuto che non vengono né colti né ascoltati”.

Così Gianmario Gazzi, Presidente del Consiglio nazionale degli assistenti sociali, alla vigilia della Giornata mondiale contro la violenza sulle donne.

“A volte, a tragedia si aggiunge tragedia, con figli resi orfani due volte: madre uccisa e padre in carcere. E’ a questi orfani speciali che in occasione di questa Giornata va dedicata una particolare riflessione e un invito, quest’ultimo rivolto al Parlamento: si approvi definitivamente, prima della scadenza naturale della Legislatura, la legge che li tutela. Sarebbe un gesto di civiltà e di pietà verso quelle madri che sono morte magari cercando di proteggere i propri figli”, dice ancora Gazzi.

“Per tentare di limitare o almeno gestire le conseguenze di un atto di violenza contro le donne – prosegue il presidente degli assistenti sociali italiani - gli strumenti ci sono: uno tra i tanti, i centri antiviolenza. Essi vanno incoraggiati e rafforzati, ne vanno finanziate le attività. Vanno fatti nascere in quelle aree del Paese che ancora scontano – in questo campo – arretratezza o, peggio, indifferenza.  Assieme ai centri va strutturata una rete di servizi forte, efficiente, davvero di prossimità che renda  possibile innescare quel circolo virtuoso che consenta di lenire il dramma che ogni volta – immutato e immutabile – è rappresentato dalla mano violenta che si abbatte sul corpo, ma soprattutto sull’anima, di una donna”.

“E in questa Giornata – conclude Gazzi - il nostro pensiero va anche alle migliaia di nostre colleghe che – come documenta una recentissima ricerca – sono state oggetto non solo di minacce ma anche di violenza sia sul posto di lavoro che a causa del lavoro. Violenze, queste, doppiamente odiose perché perpretrate a danno di persone intente a svolgere una azione di aiuto verso i singoli e le comunità.”

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