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Povertà: Gazzi “solo rafforzando i servizi sociali sul territorio il Rei sarà vero motore di cambiamento”

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Comunicato stampa del 01 dicembre 2017

Roma, 1 dicembre 2017. “Il sistema del Servizio sociale professionale nelle sue articolazioni pubbliche sta mostrando – nei giorni in cui prende il via il Rei, il reddito di inclusione, la misura varata dal Governo per combattere la povertà - tutta la sua fragilità. I numeri sono impietosi: dei quasi 43mila assistenti sociali italiani, solo poco più di 11mila risulta esercitino negli Enti locali, con un rapporto medio di meno di 1,38 professionista in ognuno dei circa 8mila Comuni italiani. Un rapporto che scende ulteriormente fino ad azzerarsi in molte aree del Paese - con tantissimi Comuni scandalosamente privi anche solo di una parvenza di Servizio sociale – se si tiene conto che in questo rapporto vengono comprese anche le grandi aree metropolitane come Roma, Milano e Napoli dove operano centinaia di assistenti sociali. Di più. Alle attuali strutture dei Servizi sociali territoriali - già al collasso ed in difficoltà per gestire una quotidianità di compiti istituzionali in continua crescita e sempre più frequentemente affidati dai Tribunali o da nuove norme - si aggiungono ora i percorsi individuali previsti dal Rei che, come noto, non deve essere solo una erogazione monetaria ma anche la realizzazione di un progetto personalizzato di inclusione volto a portare singoli e famiglie fuori da questa condizione. Se non si procederà rapidamente al rinforzo delle strutture dei Servizi sociali territoriali così come previsto, si rischiano ritardi non più tollerabili nella lotta alla povertà”.

Così Gianmario Gazzi, presidente del Consiglio nazionale degli assistenti sociali, nella prima giornata di avvio della presentazione delle domande per poter fruire dei benefici del Rei.

“Lo standard minimo oggi unanimemente riconosciuto – dice ancora - è di un assistente sociale ogni 3mila abitanti, numero questo che si registra in quelle aree del Paese che hanno già introdotto autonomi strumenti di reddito minimo come il Trentino Alto Adige e il Friuli Venezia Giulia e dove le reti tra servizi socio-sanitari e occupazionali sono da sempre maggiormente sviluppate proprio per far funzionare al meglio il sistema di protezione sociale”.

“Se questo standard minimo fosse garantito ovunque – spiega Gazzi - il numero degli assistenti sociali che sarebbero a disposizione dei cittadini negli enti locali dovrebbe essere attorno ai 20mila. La realtà è invece ben diversa con un rapporto medio nazionale pari infatti ad 1 professionista ogni 5,5mila abitanti (quasi il doppio rispetto al minimo necessario di 1 ogni 3mila) con picchi negativi, in alcune zone del Paese, peraltro generalmente quelle più sofferenti, di un assistente sociale ogni 10mila ed oltre abitanti”.

“Siamo fortemente preoccupati – dice ancora il Presidente degli assistenti sociali italiani - per i ritardi che, da alcuni territori, i colleghi segnalano relativamente al rafforzamento delle infrastrutture dei servizi sociali che avviene - ancora oggi che il Rei è già in fase di avvio - in misura largamente insufficiente. Non è assolutamente accettabile che una misura così importante come il Rei si infranga in contesti organizzativi carenti a causa di decenni in cui gli investimenti sulle reti dei servizi si sono progressivamente ridotti fino a quasi azzerarsi, con le strutture quasi completamente svuotate dal blocco del turn over e da una esternalizzazione precaria e  indiscriminata”.

“Il successo del Rei sembra davvero essere dietro l’angolo. L’auspicio di chi svolge la nostra professione è che la discontinuità rispetto al passato – già prevista dalle norme attuative – trovi al più presto concretezza operativa e vera possibilità di realizzazione”, conclude.