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L’Editoriale di Gianmario Gazzi «Non sono piccoli passi…»

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24 dicembre 2017


Roma, 24 dicembre 2017.
Sì, qualche passo in avanti è stato fatto: abbiamo lottato, suggerito e proposto, indicata la strada e mostrate le criticità. Ci siamo impegnati. Tanto. A volte da soli, a volte con altri. Ma, alla fine, i risultati sono arrivati. Pochi, tanti? 

Oggi ripenso a qual’era la situazione all’inizio della Legislatura che finisce in queste ore - si era nella primavera del 2013: il Fondo per le politiche sociali e quello per la non autosufficienza sostanzialmente senza alcun finanziamento; il tema della povertà e delle politiche sociali praticamente fuori da ogni agenda politica e mediatica; le allora Leggi Finanziarie infarcite di bonus; il tema delle igrazioni affrontato con strumenti di emergenza e affidato alla Protezione civile; le strutture e i servizi sociali territoriali, di fatto, abbandonati a loro stessi. Soprattutto una crisi economica profonda, radicata, da tutti ritenuta senza sbocchi e senza fine.

Una crisi economica che ha messo a nudo tutta la fragilità del sistema di welfare e tutte le carenze strutturali in cui versavano i servizi sociali e le reti di protezione. 

Solo allora – ora possiamo dirlo – la Politica, nella sua accezione più nobile, ha compreso che se non si fosse messo mano a riforme radicali in grado di invertire quel trend negativo, il Paese avrebbe rischiato di piombare in un abisso senza fondo. E qualcosa ha iniziato a muoversi: forze sociali, movimenti, organismi del Terzo settore, volontariato, professioni, forze politiche hanno iniziato ad agire con maggiori sinergie spinti anche da una maggiore e diffusa consapevolezza culturale che ha iniziato a prendere corpo nel Paese.

E sin da subito la nostra professione non ha mancato di fornire contributi, idee, proposte. E di tessere le indispensabili alleanze con i principali attori del sistema sociale e politico italiano forte com’è di storia, autorevolezza, credibilità e competenza. E i risultati pian piano sono arrivati. 

Le periferie non sono più solo periferie: lì qualche luce si è accesa e si sta accendendo ancora. Sono state varate norme e misure a favore dell’infanzia e dell’adolescenza: dalla Legge di tutela e riordino del sistema di accoglienza dei minori stranieri non accompagnati, a quella sul cyberbullismo e ora anche quella per gli orfani speciali. Assieme a queste norme è stato istituito il fondo per il contrasto alla povertà educativa e per i Care leavers e sono stati rifinanziati gli altri fondi massacrati durante la crisi. Il Dopo di noi è diventato realtà. Si è iniziato a mettere mano a misure strutturali e universali di contrasto alla povertà materiale.

Possiamo dirci soddisfatti? Certamente no, se ci si traguarda verso la totale soluzione dei problemi. Certamente si, se non si dimentica quanta strada si è dovuta recuperare per arrivare dove siamo oggi, con politiche sociali cui è stata ridata la dovuta dignità. 

Oggi il fondo di contrasto alla povertà – il REI – può contare su una dotazione di 1.800 milioni di euro, il 15% dei quali, circa 270 milioni, destinati al rafforzamento dei servizi sociali; è finanziato anche il Fondo per le politiche sociali e la non autosufficienza le cui risorse vanno ad aggiungersi a quelle previste per altri progetti specifici. Dal 2020, già finanziato, il Fondo per i servizi diventerà Il 20% con uno stanziamento per la Misura REI di 2,7 miliardi. Ciò significa che il Fondo per rinforzare i servizi arriverà a 500 milioni di euro per ricreare quelle reti sul territorio necessarie per l’inclusione.

Ma c’è di più. 

Nella Legge di Bilancio 2018, appena approvata dal Parlamento, è indicato che un terzo di quel 15%, cioè circa 90 milioni di euro dei 270 destinati a rinforzo dei servizi territoriali, sono spendibili subito dai Comuni o dalle Autonomie locali per l’assunzione - in deroga alle norme vigenti sul relativo blocco o sul turnover - di assistenti sociali e ciò in aggiunta a quelli previsti dal PON, riconoscendo in tal modo – finalmente – che il servizio sociale professionale rappresenta una funzione essenziale tra quelle erogate da ogni Comune. 

E’ evidente che la partita si gioca ora sul territorio dove la classe dirigente della nostra professione sarà chiamata a svolgere una funzione di controllo e stimolo affinchè la disponibilità di risorse messe a disposizione dalla Stato venga effettivamente – e nel modo migliore – utilizzata. La possibilità data ai Comuni di assumere a tempo determinato, per tre anni, è un inizio: l’obiettivo - in sinergia con i Sindacati - è rendere strutturale questa situazione.

E ancora. La questione Giustizia ha avuto, negli ultimi mesi, una accelerazione e una impennata che sono andate oltre le attese. Dopo decenni di concorsi mai effettuati e dopo aver ottenuto inizialmente l’inserimento di 60 unità ecco che sul filo di lana sono arrivate altre 236 assunzioni, come promesso dal Ministro un anno fa. Dunque, torneranno i concorsi per rinforzare la struttura per l’esecuzione penale esterna sia per i minorenni che per gli adulti. 

Nella stessa norma, è importante segnalare che è stato anche apportato un ulteriore rafforzamento rispetto all’equo compenso con un riferimento al cosiddetto Decreto parametri facendo un ulteriore passo verso una regolamentazione del mercato così come avviene negli altri Paesi europei.

Da ultimo è utile segnalare che l’approvazione del Ddl Lorenzin rende ora più agevole (ri)aprire la partita della riforma, dopo quella delle professioni sanitarie, di quelle sociali dove, ovviamente, quella di assistente sociale gioca un ruolo decisivo.  

Qualche conclusione può essere tratta. 

La professione alla vigilia del suo venticinquesimo compleanno ordinistico mostra una vitalità e un riconoscimento del suo ruolo come mai prima. Mostra come a livello nazionale la paziente ma costante opera di tessitura di relazioni con gli attori della vita sociale, professionale e politica stia portando i risultati sperati. 

L’essere concretamente e quotidianamente presenti nei luoghi fisici ma anche nei luoghi immateriali dove si affrontano i temi ed i problemi e dove si formano le decisioni, paga. 

Interloquire con continuità con gli esponenti di tutte le realtà sociali, del Governo e del Parlamento, paga. 

Essere portatori di idee e proposte a favore dei cittadini rifuggendo da un corporativismo superato ed autoreferenziale, paga. 

Essere consapevoli della straordinaria forza intellettuale, civile e morale della nostra comunità professionale, paga.

L'impegno, la dedizione, la determinazione, pagano sempre.