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Regolamento per la Formazione continua degli Assistenti socialiLa formazione continua è un atto dovuto, in ottemperanza a quanto previsto dal Codice deontologico e dalla normativa comunitaria. Ma, in una logica di supporto della professione è anche un’opportunità da cogliere.
E’ uno strumento professionale in grado di fornire risposte alle crescenti difficoltà degli assistenti sociali immersi in una realtà sociale sempre più complessa, con un’organizzazione dei servizi ormai sempre più esternalizzata e davanti a scelte politiche e normative che sempre più si distaccano da obiettivi di inclusione e uguaglianza sociale.
L’ elaborazione del regolamento, che è stato approvato il 24.10.2009, è il frutto di un confronto durato quasi due anni fra il Consiglio Nazionale e quelli Regionali.
La disciplina transitoria per la prima applicazione è stata modificata nel febbraio 2010.
L’attivazione della Formazione continua prevede un periodo sperimentale di tre anni 2010-2012 allo scopo di verificarne la sostenibilità, la tenuta, eventuali criticità e di apportare i necessari correttivi.
Per non pesare in modo eccessivo sui professionisti dal punto di vista economico, si è previsto sia il dovere per gli Ordini Regionali di favorire la formazione gratuita, al fine di consentire a ciascun iscritto l’adempimento dell’obbligo formativo, sia il riconoscimento delle iniziative formative organizzate dall’ente di cui il professionista è dipendente.
In quest’ottica si è previsto anche il riconoscimento, in termini di crediti formativi, di attività quali la supervisione didattica, la partecipazione alle commissioni per gli esami di Stato, a gruppi di lavoro o commissioni organizzati dall’Ordine o da altri organismi rappresentativi della professione.
Formazione continua pubblicato da: C.N.O.A.S.
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2010
Formazione continua pubblicato da: C.N.O.A.S.
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2010
Formazione continua pubblicato da: C.N.O.A.S.
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2010
Libro pubblicato da: Il Mulino (BO)
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2010
Altro pubblicato da: C.N.O.A.S.
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2010
Errore e apprendimento nelle professioni di aiutoL’errore è una componente inevitabile di qualunque realtà umana, anche di quella propria delle professioni di aiuto. Paradossalmente però, ancora oggi una sorta di tabù circonda l’argomento.
“Sbagliando s’impara” afferma il noto proverbio, ma, affinché un tale motto non abbia solo valore consolatorio, sono necessarie adeguate strategie di stimolo alla trasformazione dell’evento negativo in occasione di miglioramento della qualità delle prestazioni rese.
Lo scopo di questo libro è proprio quello di cercare di collegare la teoria della riflessività alla pratica della riflessività, offrendo sia un inquadramento di carattere teorico - arricchito dai risultati di un’indagine condotta nei servizi di nove regioni italiane - sia una serie di strategie utilizzabili individualmente o nell’ambito delle équipe di lavoro.
L’interrogativo è quindi “Come può l’operatore apprendere da quanto di sbagliato ha fatto?”.
L’appendice - curata da Rita De Piero, magistrato del T.A.R. Friuli Venezia Giulia - affronta poi il tema delicatissimo dell’errore e della responsabilità dell’operatore sotto il profilo giuridico.
Il volume è rivolto ad assistenti sociali, educatori professionali, infermieri, psicologi e ad altri operatori in attività nei servizi sociali e sanitari, nonché studenti impegnati in attività di tirocinio.
Libro pubblicato da: Maggioli Editore
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Indagini pubblicato da: C.N.O.A.S.
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